venerdì 1 dicembre 2017

Ivanda Mariottini è davvero un fake?

Ivanda Mariottini nasce in momento molto complesso della mia vita.
Ivanda Mariottini è il nome di mia madre e questo per tutti gli amanti della psicologia apre su un mondo vasto e complicato.
Non mi interessa in questa sede.
Mi interessa l'operzione: dovevo esprimere una parte di me, una parte che potesse parlare di fotografia, che potesse scazzare, viaggiare nel tempo, esprimere tutte le cose che emergevano dalle mie riflessioni sulla fotografia, anche qeulle pazze, acnhe quelle sbagliate anche quelle assurde.
Avevo bisgono di un progetto che sperimentasse, unisse, tutto ciò che avevo incontrato fino a quel momento e che stavo incontrando in quel presente.
I social un mondo che ancora non capivo.
A una conferenza mi parlarono dei FAKE. account falsi, blogger, personaggi di fantasia, personaggi reali a cui era stata rubata l'identità.
E lo feci, rubai l'identità a mia madre, gli inventai una storia falsa, divenne la mia voce, o meglio una delle mie voci.
Ivanda aveva, l'esperienza, l'autorevolezza, l'audacia, il coraggio di parlare di fotografia.
E poi la feci viaggiare nel tempo.
Mille i livelli di questo "progetto": il tempo, l'identità, la verità, la mistificazione dei social e della fotografia.
Era davvero un FAKE?
Cosa è vero e cosa non lo è?
A questo link il Blog di Ivanda.
http://ivandamariottini.blogspot.it/
con l'ashtag #ivandamariottini trovate quasi tutto ciò che è in rete... più o meno... perchè c'è un po di maretta sul web a causa di stupidi algoritmi!


Chi era Paranoica e perchè è diventata felice?

Circa nel 2004 inizia un progetto, Paranoica, usavo ancora le pellicole, scansionavo e stampavo in digitale.
Paranoica era un progetto performance che cercava di dare un senso e di condividere con la gente per strada tutto ciò che stavo studiando e avevo studiato sul plagio mediatico e le tecniche di vendita.
Far riflettere su come vediamo, su cosa recepiamo passivamente, su cosa sono le emozioni. Su come il non conoscere le regole di comunicazione ci rendesse schiavi di un sistema che mirava solo a venderci i suoi prodotti non a farci diventare felici.
Utilizzavo immagini scaricate da internet, a volte anche pornografiche, le mixavo con le mie, realizzavo delle nuove immagini, scrivevo sopra la mie provocazioni spesso anche blasfeme e lasciavo le foto stampate non meno di un numero di 30 in piccolo formato, attaccate nelle porte dei bagni pubblici, in giro per l'Italia.
Documentavo come potevo, spesso constatando che le immagini venivano prese nel silenzio più assoluto.
Solo una volta a Volterra in un ristorante una signora uscì dal bagno urlando scandalizzata, ma io e Alessandra Poggialini, il mio sostegno, supporto, curatrice, amica, constatammo che moltissime foto erano state prese in silenzio.

Un giorno attaccai una foto veramente volgare, pornografica, che avevo accostato alla figura della Madonna, che recava la scritta "Sempre Vergine", una provocazione alla nostra moralità cattolica, sulla vednita del corpo.
Ma accadde che mentro uscivo dal bagno dell'autogrill dove avevo attacato le fotografie entrarono dei bambini e andarono proprio in quel bagno dove avevo collocato le foto.
Erano bambini di 6 7 anni circa.
Rimasi fortemente impressionata per quella mia "distrazione": non avevo pensato ai bambini.
Iniziò una lunga riflessione sul confine della performance, dell'istallazione. Su cosa era decontestualizzare l'arte.

Sospesi Paranoica.
Per molti anni.

Mi occupo di comunicazione aziandale, e nel 2006 comincio ad usare i social, poi le applicazioni, nel frattempo Paranoia è cambiata, cresciuta, maturata, evoluta... forse è diventata felice, meno rabbiosa, meno impulsiva.
Così vedo "Paranoice è diventata felice", decontestualizzo l'arte, ancora, questa volta virtualmente, sui social, ma non uso fotografie, uso PHONTOgrafie, ovvero immagini realzzate con una App che si chiama Phonto, poi le filtro su Instagram e per molto tempo le posto su Instragam con l'Hashtag #paranoicaèdiventatafelice
poi creo un suo account specifico che trovate a questo link
https://www.instagram.com/happy_paranoic/

Paranoica è diventata felice, nasce su notizie pubblicjhe, a volte da momenti della mia vita privata, a volte da post che leggo sui social.



Uso molto i non sense per alleggerire.
Le tavole entrano nel mio contenitore delle "non foto" pur ritenedole "fotografie del ns pensiero"


giovedì 19 ottobre 2017

Milano, 24 Maggio 2003. Cacchio eravamo l'underground davvero!

C'era già tutto: la performance, lo studio dei media, l'impatto sulla gente e il mio dichiararmi artista!
Ero a Milano per studio, ero forse totalmente inconsapevole e molto molto confusa. Ero partita dalla provincia di Qualche anno prima alla ricerca di un percorso formativo per fare la fotografa e ero approdata all'UI la scuola di Fabrizio Ferri di Fotografia, Marketing, arte. E no, non credo di essere stata pronta ma cmq è stato uno dei periodi più belli della mia vita.
Ho studiato con i top dell'arte italiana, della fotografia, della moda, del marketing, del video, ho partecipato a progetti per grandi brand. Poi però sono andata via, tornata in Toscana come base sempre e poi l'Inghilterra, il Belgio, la Francia, la Germania e sempre Milano, Milano, Milano, la mia seconda casa, dove ci sono i miei più cari amici...
E poi col tempo sono diventata VaRu che fa ancora tutto quello da cui è partita...
Mettevo a posto quello che resta di un infinito archivio, in parte costudito in hardisk rotti da recuperare e sono saltate fuori queste fotografie.
E visto che sto scrivendo l'esperienza di Ginevra e  discutendo in qua e in la in tanti mi chiedono da dove ho pescato il fare performance, quando credo che tutto nel mio lavoro sia performance, dal mio account facebook, alle mie prime mostre fotografiche a Grosseto, allora ho deciso che forse questo flash back spieghi un po di più le mie origini.
 
Vivevo in una casa sui navigli una palazzina che alla fine avevamo colonizzato con altri artisti, aveva creato un collettivo, T-Une e per un po di anni fu una figata! organizzammo anche tre eventi. o due, perdonatemi ma non ricordo, a capo del collettivo Giuseppe Pillone, Small Fish Agency, mio coinquilino e Signore delle Feste, il suo braccio destro Luigi Carrozzo, oggi Editor per importanti case editrici italiane, sempre mio coinquilino, si si vivevo con due uomini, poi in ordine spazio e non riuscirò mai a ricordare tutti i nomi corretti: La bella e brava Adrea Roldan oggi fotografa in Brasile, Anna Ferrara, fotografa milanese, Andrea Bocchino Video maker, Carolina (perdonami Carol non ricordo il cognome e non so dove sei di bello), Ernesto di Gennaro Fotografo e moltissimi altri.
Evento di arte annuale nei nostri appartamenti nel condominio con le terrazze a schiera aprivamo le nostre case e ne facevamo gallerie, forse siamo stati i primi in Italia o forse ci batté la Spagna.

Cos' feci un sacco di lavori per questo collettivo e il suo grande evento annuale, uno fu questo: Barboni, da cui venne realizzato un video proiettato durante una serata.
Si trattava di un lavoro collettivo. io e Laura Barenghi (ciao Laurina) chiedevamo l'elemosina nel centro di Milano, poi ci aiutarono anche Andrea Roldan e Valeria Sisto (baci a tutte e due) dandoci un po il cambio. Gli altri Anna, Ilaria forse, Francisco, Peppe ma non ricordo chi ci fosse di preciso scattavano foto e facevano video.
La performance si svolgeva in due fasi:
La prima chiedevano l'elemosina senza che nessuno vedesse macchine fotografiche e video (era il 2003 non c'era ancora Facebook)
La seconda le macchine saltavano fuori, si mostravano palesemente.

Io e Laura avevamo un cartello che recitava:
NON HO FAME
NON HO FIGLI
HO CASA
NON SONO STRANIERA
SONO UN'ARTISTA.
Una banale provocazione sullo status della figura dell'artista in Italia che mi serviva però a ragionare sugli altri aspetti che avrei incontrato durante la performance. c'era l'aspetto del borderline, del barbone che poi sviluppai con l'Università di Siena in Contact, con le foto scattate proprio a Milano in questi mesi e nei successivi. Volevo capire la loro realtà e cosa si provava ad essere trasparenti e ignorati. Poi c'era l'aspetto Media, anche su quello per T-une avevo già fatto Media #, studiando lo sguardo e le reazioni alla decontestualizzazione, al cambio del ritmo visivo. ma in questo caso volevo capire come il media, fotografia, video influenzassero il nostro comportamento.

Era già chiaro in me che il nostro narcisismo stava aumentando con l'esplosione del Web, iniziavano ad arrivare piattaforme come myspace e le chat erano già diffusissime.
Cosa accadde?
Dei cinesi si incazzarono da morire perchè non capivano il cartello e pensavano che gli stessi rubando il posto.

Molte persone si avvicinavano e ci chiedevano perchè lo facevamo, altre ci ignoravano totalmente, altre ci offendevano, poche per la verità. Qualcuno ci dette i soldi.



 



Nella seconda fase, quando i fotografi e i video operatori uscivano fuori guadagnai 75 euro in 20 minuti.











 
Purtroppo ho perso (e faccio appello a chi scattava in quei giorni) la foto del signore con capello bianco, doppiopetto e valigetta che lanciava 20 euro cercando con lo sguardo le camere.
Mi perdonino gli autori di queste fotografie che se si autoaccuseranno saranno prontamente citati, ma non ricordo chi scattava.

Cosa accadde dopo?
Realizzammo il video e lo proiettammo durante la serata di T-Une e ricordo che un photoeditor di Cult lo massacrò, dicendo che i media stavano oramai diventando una cosa normale, che non influenzavano poi così tanto la nostra vita, avevamo prodotto un ant virus, e che la provocazione sulla figura dell'artista era davvero inutile... ci vorrei riparlare adesso dopo 14 anni e l'avvento dei Social.
Ma chi se ne frega!

Noi ci divertimmo!
Così intanto vi ho raccontato un altro pezzettino di un lungo cammino

www.vanessa-rusci-arte.com a questo link altri pezzi... non tutti... aspetto i soldi del Nobel e il tempo della vecchiaia per finirlo!

venerdì 3 febbraio 2017

La fabbrica dei Sogni - 2004 Arte e Reportage

Nel 2004 fui incaricata dal Comune di Buonconvento, dove vivevo nelle mie pause dall'intensa attività Milanese e Belga, per un reportage fotografico finalizzato a una mostra sulla Costruzione dei carri del Carnevale del Borgo Toscano.
Proposi al all'ora Assessore Angelo Cappuccia un progetto differente dalla solita mostra bidimenzionale.
Chiesi di poter effettuare il reportage con una tecnica particolare volendo sviluppare un concept basato su alcune parole chiave:
sogno, percezione, maschera, comunità.
Chiesi poi di fare una istallazione che fosse interattiva e che coinvolgesse lo spettatore, tipico di molti miei lavori.
Sarebbe stato realizzato anche un catalogo e un dvd per il Comune, dell'aspetto grafico si sarebbe occupato Ghesio della Arti Grafiche di Montalcino, che mi ha sempre sostenuta anche finanziando alcuni miei progetti, e al quale devo molti grazie.
Il progetto fu accettato.
Per circa tre mesi passai le mie serate negli spazi dei quartieri adibiti alla costruzione dei carri.
Erano luoghi affascinanti resi eccezionali dalla passione degli artigiani e dalla loro creatività.
Studio percezione dal 2001 e in quel periodo ero attratta dalla visione e dal suo processo: come il nostro cervello impara a vedere, come percepisce i colori, a cosa da priorità.
Mi rendevo conto che era molto difficile rendere l'atmosfera di sogno che si viveva nei cantieri la notte, alla luce di fievoli lampadari, davanti ai bracieri delle forge, rendere unione di intenti che univa quei gruppi di lavoratori.
Così decisi che dovevo unire tutte queste cose e regalare immagini molto emozionali, che potessero sia far riflettere sulla percezione che raccontare il sogno in cui mi sembrava di vivere.
Lavorai moltissimo sul mosso poi in post produzione mi concentrai sul discorso della percezione: avrei tolto dei canali di colore alle immagine e fatto indossare delle maschere che compensavano questa mancanza.
Poi avrei creato un percorso tipo un labirinto da seguire per metà con la maschera e per metà senza, così da far vedere la differenza, per rendere cosciente la visione.
Ne usci un lavoro molto particolare.
I visitatori si divertivano e si soffermavano sulle immagini chiedendo e confrontandosi con me.
Ci furono ovviamente anche delle critiche ma fui molto felice che invece i soggetti fotografati accolsero il progetto e lo sostennero.
Qui alcuni scatti dell'istallazione e del catalogo.
Il mio lavoro artistico ha sempre alla base la ricerca sull'immagine e il suo rapporto con l'uomo.





























venerdì 6 gennaio 2017

Specchio specchio delle mie brame: chi è la più bella del virtual reame?

 Queen selfie II - Ph Vanessa Rusci - I phone - Snapchat Filter - 2017

VaRu & Snapchat

"Specchio specchio delle mie brame: chi è la più bella del virtual reame?"
- Giocando con Snapchat rifletto - 

"Questa non sono io 
È una che mi assomiglia
Sono io con una maschera
Un filtro virtuale 
Un miglioramento estetico di me in  base a quale parametro?
 Spring VaRu selfie - Ph Vanessa Rusci - I phone - Snapchat Filter - 2017

Io non sono queste foto...
Non sono nessuna delle mie foto.
Neppure quelle non rielaborate.
Quelle al massimo sono istanti congelati di me, filtrati dall'aberrazione della lente, dall'inquadratura, dalla scelta di chi scatta.
 Queen selfie - Ph Vanessa Rusci - I phone - Snapchat Filter - 2017

Io sono un'altra cosa, sono fatta di odori, suoni, espressioni, risate, atteggiamenti.
Io sono come muovo le mani, come sorrido, come parlo, sono quell'occhio che batte veloce quando sono emozionata, insieme alla mia "lisca" o "zeppola" che tradisce il mio imbarazzo quando mi imbatto in cose troppo emozionanti.

Io sono quella che pubblica tutti i tipi di foto, belle, brutte, oscene, perfette, ritoccate, conscia che l'unico modo per conoscersi davvero sia quello di guardarsi negli occhi.
Amo la fotografia!
Il suo eterno e accattivante gioco di mistificazione.
Ma a un certo punto mi sono chiesta?
Chi siete tutti voi?
Siete un filtro di Snapchat?
Siete un istante ritoccato?
Siete un ritratto vero solo inquadrato dal basso che vi fa sembrare troppo alti?
Continueremo ad avere il coraggio di incontrarci fisicamente anche in futuro con tutte le nostre imperfezioni o ci accontenteremo di virtuali perfette realtà?
Buona Epifania!
E RIVELATEVI!!!"

           A part of real me, similar.

           Selfie : I'm not this picture 

Ph Vanessa Rusci - I phone - Instagram Filter - 2017


VaRu
6 Gennaio 2017
SALTEMNANO

martedì 20 settembre 2016

Ricetta per l'amore...

sull'#AMORE
          10 ingredienti della ricetta Amore
      (per far entrare l'amore nella propria vita e    
                          farcelo rimanere!)
            (((... Scritte da una single 45enne ...))

Ogni giorno incontro mille persone, ogni giorno incontro uomini e donne che soffrono per amore.

L'amore in fondo manda avanti il mondo...
Si sì anche il sesso per carità, ma senza l'amore neppure quello riuscirebbe a preservare la vita su questo pianeta.

Ho sofferto per amore, ho fatto soffrire.

Ritengo che solo se amo posso condividere la vita con qualcuno, altrimenti no, altrimenti sto con me stessa e anche con me a volte ho seri problemi con l'"amare".

Sì perché ritengo che il PRIMO ingrediente della ricetta per incontrare l'amore, quello vero, sia AMARSI.
Amare se stessi.

Non ci educano ad amarci, ci educano ad amare, al sacrificio d'amare, alla sofferenza dell'amore, non alla gioia dell'amore,
alla sua leggerezza,
al suo gioco ammaliante e divertente,
ci insegnano le prigioni dell'amore
e  non le sue liberta'.

Perché si, né sono ogni giorno più convinta:
L'amore vero è totale LIBERTÀ
.
Penso sempre alla farfalla, alle aquile, ai fiori selvatici: se li cambi di contesto, se li tocchi, se li ingabbi MUOIONO.

Amo tante cose che osservo e ne godo a distanza, la vita mi piace, mi piacciono le cose particolari, uniche e come potrei quindi non amare tutto o tutti quanti?
E come potrei quindi amare tutti con la stessa intensità?
Ripagare con tutti un impegno d'amore se non concedendo libertà?
Libertà a tutti di essere se stessi di essere a loro volta liberi.
E invece a noi piace tanto "collezionare"...

Il secondo ingrediente per far entrare l'amore nella propria vita è NON ACCONTENTARSI.
Che c'entra?
Ognuno di noi è speciale, ognuno di noi ha peculiarità incredibili ed è solo questione di tempo, di aprirsi alla vita e poi le cose arrivano.
Se non arrivano è perché voi non le volete.
Quando arriva qualcosa siate completamente voi stessi, non vi difendete, non vi mascherate.

Il terzo ingrediente è infatti il CORAGGIO!
siate coraggiosi nell'essere voi stessi
Come possiamo incontrare l'amore che ci spetta se ci mascheriamo?
Se qualcuno non vi vuole come siete che vita farete con quella persona?
Ritengo che il 99 percento delle storie finisce per incapacità di rinnovamento e per aver iniziato una relazione assecondando tutte le aspettative dell'altro...

Il quarto METTERSI IN GIOCO.
Sembra sempre che chi soffre per amore sia vittima di qualcuno o di una situazione.
Ora forse sembrerò un po cinica ma: chi te lo fa fare di stare con qualcuno o dietro a qualcuno se questo non ti fa stare bene.
Voglio dire: noi abbiamo facoltà di scegliere.
Nessuno ci obbliga.
Quindi se vi trovate in questa situazione ripartite dal punto uno, rileggete e poi proseguite.

Il quinto essere consapevoli e ACCETTARE CHE LE COSE CAMBIANO
già succede, fino a ieri ti amavo da impazzire e oggi no, oggi ho un altra...
Oggi chiedo il divorzio perché non sono fatto per questa vita.
Oggi ho scoperto di essere omosessuale.
Non c'è niente di certo nella vita.
La metà delle coppie scoppiano per l'errore di dar tutto per scontato.
Si dovrebbe pensare che ogni istante è un regalo da condividere con l'altro.
E non un fattore dovuto.

Il sesto è DONARE.
si donare: fiducia, attenzione, dolcezza, tempo, libertà, sorrisi, giochi, solitudine, compagnia, rispetto, ammirazione...
No no non sto dicendo di diventare un tappetino...
Sto dicendo che quando si incrocia qualcuno si deve imparare a relazionarcisi.

Sono nota per il mio carattere polemico, contraddico sempre, manifesto diffidenza, provoco eppure credo di essere una di quelle persone che veramente dona tanto, e ho molte relazione umane bellissime per questo. Difficilmente sono sola, difficilmente non trovò una spalla su cui piangere o qualcuno che mi faccia ridere.

Il settimo è proprio questa ultima parola
RIDETE! E soprattutto ridete di voi stessi!
Vi innamorereste di chi è sempre triste?
Sì certo può succedere, succede di tutto nel mondo, ma immaginate come deve essere la vita accanto a un musone triste?
Ridere fa bene, mostra altri aspetti della vita: hai fatto una super figura di merda dichiarandoti alla donna di cui sei innamorato?
Ridi di te e lodati per il tuo coraggio!
Da vecchio ai tuoi nipoti racconterai che intensità aveva quel sentimento che ti ha reso così ridicolo e quanto vale la pena provarlo.

Ottavo: continuate a migliorarvi e fatelo per voi stessi.
Si aspetta sempre qualcuno che ci migliori la vita.
Dietro quella frase maledetta : perché non ho un compagno? Perché non trovò una donna che mi accetta? Perché sono solo?
C'è solo e soltanto una vera frase: io non valgo nulla!!!
E allora dimostrati quanto vali!
Migliorati!
Diventa ciò che volevi essere e non dar la colpa a chi non ti vuole o a chi non ti vede!

NONO:
FUTURO
Abbiamo sofferto tutti per amore
Non è bello, fa male, fa chiudere il cuore.
Ma non serve a nulla guardare il passato o ragionare sul presente con le esperienze del passato. Cambiano gli elementi cambia la risposta.
Quindi guardiamo al futuro con ciò che crediamo ci occorra per essere felici.
Come è questo amore che arriverà?

DECIMO: tenere alta la guardia!
devo monitorare continuamente se sto seguendo le mie linee guida:
Mi amo?
Mi sto rispettando?
Sto guardando al futuro?

E come consiglio finale:
SOGNATE e INNAMORATEVI
tanto se troverete uno stronzo o una stronza soffrirete
se troverete uno che non fa per voi soffrirete
se non troverete nessuno e non vi innamorerete soffrirete!
Invece se per sbaglio inciampate in qualcuno che fa per voi diventerete felici (sgobbando duro ovviamente)
La vita senza amare non sa di nulla!

E io?
Eternamente innamorata dell'amore e di me stessa!
In esercizio continuo a FIDARMI, con un salvagente sempre in borsa: l'amore per me stessa.

- Leggendo il mio maestro Dausaku Ikeda, innamorandomi ogni giorno degli esseri umani e della vita...-

"Amanti dell'umanità
«L'uccello chiamato hiyoku ha un corpo e due teste: entrambe le sue bocche nutrono lo stesso corpo. I pesci hiboku hanno un occhio solo, così il maschio e la fammina restano insieme tutta la vita. Un marito e una moglie dovrebbero essere come loro», scrive Nichiren nel Gosho Lettera ai fratelli (SND, 4, 121). Una relazione sentimentale deve essere costruita con dedizione, fiducia, rispetto e stima. Così, proprio come una rivoluzione umana personale avanza di giorno in giorno, anche un rapporto di coppia migliorerà costantemente. «Gli uomini dovrebbero imparare dalle donne e le donne dagli uomini. Credo che il valore del matrimonio stia in parte nel completamento reciproco», scrive Ikeda a questo proposito (Saggezza, 2, 185). L'amore è una condizione vitale talmente elevata che merita di essere vissuta in tutti i suoi innumerevoli aspetti. «Credo davvero che l'amore debba guidare la nostra esistenza - scrive ancora Ikeda - e divenire la forza propulsiva per vivere con coraggio. L'amore per l'altro è impossibile a chi è egoista. D'altra parte, se amate qualcuno con sincerità, attraverso questa relazione avrete la possibilità di diventare un individuo il cui amore si estende a tutta l'umanità» (In cammino con i giovani, pagg. 26-28)."