100 Art Photography: perché ho voluto una rivista di ricerca sulla fotografia contemporanea
100 Art Photography | Rivista di ricerca sulla fotografia contemporanea | Vanessa Rusci
100 Art Photography: perché ho voluto una rivista di ricerca sulla fotografia contemporanea
Ho voluto questa rivista, l’ho pensata, costruita e la dirigo perché continuo a credere che la fotografia contemporanea abbia bisogno di qualcosa che oggi manca sempre più spesso: tempo, lettura, selezione, contesto. Sulla pagina del progetto, 100 Photography Art MagandBook è presentata come una pubblicazione “edit by Vanessa Rusci”, definita insieme come book, magazine, ebook e free mag online, e dichiaratamente orientata a una fotografia intesa come arte e ricerca. La rivista seleziona due volte l’anno fotografi di ricerca che, secondo il progetto, portano visual innovation nel mondo della fotografia.
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| Volume 5 Copertina di | Odirile Makaku |
Questa idea per me non nasce da una nostalgia per il cartaceo, né dal desiderio di aggiungere un altro contenitore al rumore generale. Nasce dal contrario. Nasce dal fatto che oggi le immagini vengono prodotte, condivise e dimenticate con una velocità impressionante. In questo flusso continuo, molte opere vengono viste troppo in fretta, consumate senza davvero essere lette, e poi sostituite da altre. Io volevo creare uno spazio che facesse un gesto opposto: fermare, selezionare, dare un ritmo, costruire una soglia di attenzione. È per questo che 100 Art Photography per me non è una semplice rivista. È una visual magazine di ricerca.
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| Volume 5 Copertina di Kristina Rozhkova |
Quando parlo di ricerca, non intendo un’etichetta elegante buona per ogni occasione. Intendo una pratica che ha a che fare con la continuità, con il metodo, con la capacità di tornare sulle immagini e sulle domande, di metterle in relazione, di approfondirle, di farle respirare in un contesto che non sia quello dello scroll compulsivo. La pagina della rivista lo dice in modo semplice: “Photography is art and research”, e subito dopo elenca parole che per me sono essenziali, come style, subject, fruition, topic, presentation, preparation, editing, history. Quello che mi interessa, infatti, non è solo il soggetto o la tecnica, ma il modo in cui un artista costruisce il proprio linguaggio, lo tiene in tensione e lo rende leggibile.
Per questo la struttura della rivista è una scelta precisa e non un dettaglio grafico. La call di 100VWorld Art Photography – MAG & Book Project definisce il progetto come una pubblicazione semestrale dedicata a una fotografia artistica, sperimentale e research-based, aperta anche a pratiche che includono post-produzione, editing e manipolazione. Ogni numero presenta 10 artisti selezionati, e a ciascuno vengono dedicate 10 pagine per mostrare il proprio progetto. Questa è una forma che ho voluto con decisione, perché permette di non ridurre un artista a un’immagine singola e a una biografia frettolosa. Dieci pagine non risolvono tutto, ma aprono uno spazio reale di lettura. E lo spazio sul sito prolunga questo attraversamento, dando continuità al lavoro pubblicato.
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| Volume 6 Copertina di Olana light |
La scelta di far vivere il progetto sia in forma cartacea sia online risponde alla stessa logica. Il cartaceo restituisce alle immagini una presenza diversa. Chiede un altro tempo. Impone una diversa qualità di attenzione. L’online, invece, amplia l’accesso, rende la rivista consultabile da più paesi, apre la ricerca a una circolazione più ampia. La pagina del progetto insiste proprio su questa natura ibrida, parlando di un prodotto capace di raggiungere pubblici diversi: limited edition collector’s book, magazine, ebook, free mag online. Per me questa doppia forma non è una concessione al mercato né una mediazione debole. È il tentativo di tenere insieme durata e diffusione, materialità e accessibilità, cura e apertura internazionale.
Dentro questo progetto c’è anche una convinzione critica che per me conta molto: oggi non ha più senso liquidare il lavoro di un artista con formule come “già visto” o “visto e rivisto”. Sono scorciatoie pigre. In arte, e soprattutto nella fotografia contemporanea, il punto non è l’illusione di inventare dal nulla. Il punto è come un artista filtra il proprio mondo, come costruisce un montaggio, una sintassi, una tensione interna, come trasforma materiali, esperienze, ossessioni, immagini esistenti in una forma che abbia necessità. L’originalità oggi, per me, non coincide con l’effetto speciale o con la trovata. Coincide con uno sguardo riconoscibile, con una ricerca coerente, con la capacità di generare una presenza che non sia intercambiabile.
Lo stesso vale per la parola innovativo. La rivista usa l’espressione visual innovation, e io la prendo sul serio, ma non in modo superficiale. Innovativo non significa soltanto usare una tecnica nuova o un software recente. Significa, più radicalmente, spostare il nostro modo di vedere. Significa costruire un rapporto inatteso tra forma e contenuto, tra processo e visione, tra immagine e pensiero. A volte questo accade dentro pratiche ibride, sperimentali, digitali. A volte accade dentro procedimenti lenti, analogici, quasi archeologici. Quello che conta davvero è se il lavoro produce una differenza nel nostro sguardo.
In questo senso, 100 Art Photography è anche una scommessa economica e di lavoro molto concreta. Non è un progetto astratto. Richiede tempo, cura, selezione, impaginazione, relazione con gli artisti, costruzione editoriale, investimento reale. Ma continuo a considerarlo necessario perché offre un contesto a pratiche che meritano più di una comparsa veloce. Sul sito, la rivista si inserisce nel più ampio NNC Gallery London Project, fondato a Londra nel 2016 e presentato come un progetto culturale indipendente attivo tra Regno Unito ed Europa, con un’attenzione dichiarata alla ricerca su social networks, virtual galleries, digital magazines, alla promozione di artisti emergenti e al dialogo internazionale. Per me questa cornice è importante, perché la rivista non vive isolata: dialoga con una piattaforma curatoriale più ampia, con una visione internazionale, con una pratica di osservazione e selezione nel tempo.
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| Volume 3 Copertina di Maria José Majo |
Negli anni il progetto ha già costruito una sua continuità. La pagina della rivista raccoglie i volumi dal 2022 al 2025 e mostra chiaramente la volontà di lavorare con artisti provenienti da geografie, linguaggi e sensibilità diverse, mentre la call per l’edizione 2026 conferma la natura semestrale del progetto e il focus su una fotografia artistica e di ricerca. Questo per me è importante: una rivista di ricerca non nasce da una dichiarazione, ma dalla capacità di mantenere una linea, costruire un archivio, e continuare a fare scelte.
Per questo ho deciso di iniziare da qui anche sul blog. Nei prossimi post non voglio limitarmi a presentare gli artisti pubblicati come se stessi compilando una scheda. Voglio usarli come soglie per pensare la fotografia contemporanea: memoria, corpo, materia, archivio, AI, narrazione, tatto, trasformazione del visibile. Voglio mostrare perché quei lavori meritano attenzione, e in che modo si inseriscono nella ricerca che la rivista prova a sostenere.
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| Volume 2 Copertina di Nunzia Borrelli |
Per me una rivista di ricerca funziona davvero quando non raccoglie soltanto opere, ma costruisce connessioni. E quando costruisce connessioni, produce qualcosa di raro: non solo visibilità, ma pensiero visivo.
Se vuoi conoscere meglio il progetto, leggere i numeri già usciti o candidare la tua ricerca, puoi partire dalle pagine dedicate a 100 Art Photography, alla call e a NNC Gallery London Project.
Link 100 Art Photography
Link NNC Gallery London Project
Alla prossima, vi racconto gli artisti che pubblico
Vanessa








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